Madonna del ceppo

La realizzazione di questa edicola mariana nasce dal desiderio di riprendere una tradizione secolare, che nei tempi moderni si è persa, sollecitati anche dalle parole di Papa Francesco  che nell’Enciclica “Laudato si” afferma  “…. insieme a un patrimonio naturale vi è un patrimonio storico, artistico e culturale ugualmente minacciato. È parte dell’identità comune di un luogo …”.

Diffuse nei paesi, nelle cascine, agli angoli delle strade, le immagini sacre di Maria e dei Santi (Sant’Antonio in particolare) testimoniavano la presenza di un sentimento religioso popolare. Passando davanti a queste immagini, ci si fermava per una preghiera per i propri bisogni e per la cura e il destino del proprio paese. Una forma di devozione popolare, a cui, nei tempi passati, portavano rispetto anche coloro che pur non “amando i preti”, vedevano in Maria e nei santi la possibilità di un aiuto.

 

 

L’OPERA

Amati, non perché perfetti ma figli.

L’immagine di Maria che stringe a sé il bambino, è posta nelle vicinanze di un ceppo. Il ceppo rappresenta il lavoro dell’uomo che si prende cura della natura, obbedendo a quel compito originario di essere padrone e custode del creato.  Con il suo lavoro dissoda, ara, semina, modella il paesaggio rendendolo una ”Umana Dimora” adatto a rispondere ai bisogni della vita, concependo l’ambiente come bene comune, come un luogo in cui condividere la propria esistenza con altri uomini.

Attorno al ceppo si avvolge un ramo. Nel suo inizio ha delle foglie di luppolo, che diventano foglie di edera, poi ancora foglie di olmo, quindi germogli di altro ancora.

Tutto è ai piedi di Maria, a dire e sottolineare la centralità della Sua figura nella continua evoluzione di una Chiesa viva e, per sua natura, “semper reformanda”.

I particolari dell’aglio orsino, della lucertola, delle chiocciole, stanno ad indicare non un chissà dove, ma un posto preciso con cose e con elementi che vediamo nel quotidiano. Pezzi di una natura normale, che ognuno di noi vivendo nel paese può incontrare.

Infine Lei, Maria, che sorride stringendo a sé suo figlio. L’artista, da madre, ha scelto di raffigurarla con lo sguardo rivolto verso Gesù, come se non esistesse altro, a richiamo di quella tenerezza tipicamente umana e terrena che unisce la madre al proprio figlio. Il suo sorriso è coinvolgente, e  guardandolo viene spontaneo dire “che bello, anch’io vorrei essere amato così!”. Questo è lo sguardo con cui Cristo, attraverso la maternità della Chiesa, guarda ad ognuno di noi. Noi che abbiamo sacrificato la natura per il guadagno, noi che abbiamo fatto della diffidenza e dell’estraneità la regola, noi desiderosi di fare il bene ma incapaci di compierlo.

Noi amati non perché perfetti ma figli.

 

Gino Rossi

Madonna del Ceppo
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